Una mamma nevrotica e un figlio dispettoso possono andare d'accordo? - Veneto Trasgressiva

Una mamma nevrotica e un figlio dispettoso possono andare d'accordo? - Veneto Trasgressiva

Roberta, una donna di 51 anni, bionda e molto magra, era sdraiata sul letto con la vestaglia di pizzo rosso semiaperta. I suoi seni piccoli e cadenti si intravedevano tra le pieghe del tessuto leggero, la pelle lievemente segnata dal tempo. Ai piedi portava le sue ciabatte rosse preferite, quelle che lasciavano scoperte le dita lunghe con le unghie smaltate di rosso acceso.

Era nevrotica e paranoica come sempre, il cuore che le batteva forte per l’ansia mescolata al desiderio.

Suo figlio Carlo, 26 anni, era sopra di lei. Il suo corpo giovane e tonico premeva contro quello esile di Roberta. Si muoveva lentamente dentro di lei, con spinte profonde e ritmate.

(Roberta) Carlo… ti prego… non venire dentro… ho paura… potrei restare incinta… o chissà cos’altro… sono troppo vecchia per queste cose…

(Carlo) Shhh… stai tranquilla mamma. non ti preoccupare, controllo io. Ti sento così calda e stretta… è bellissimo

(Roberta) No, sul serio… tiralo fuori quando stai per venire… promettimelo… ho già troppi pensieri… non voglio altri problemi…

(Carlo) Tranquilla, mamma. mi fermo in tempo, te lo giuro. rilassati… lascia che ti scopi come meriti.

(Roberta) Oddio… più piano… mi fai agitare… e se succede qualcosa? Se non riesci a controllarti? Ti supplico, Carlo…

(Carlo) Non succederà niente di male. Sei così bella… mi ecciti da morire. Goditi il momento.

(Roberta) Carlo… ti sento pulsare… per favore… non dentro… tiralo fuori… prometti!

(Carlo) Sì, sì… sto attento… respira… sei fantastica…

I movimenti di Carlo si facevano più veloci, più intensi. Roberta gemeva, divisa tra piacere e ansia crescente. Alla fine, con un gemito profondo, Carlo non riuscì a trattenersi e venne dentro di lei, riversandole il suo seme caldo dentro.

(Roberta) Nooo! Carlo! Che hai fatto?! Ti avevo supplicato!

Improvvisamente sconvolta, Roberta si alzò di scatto dal letto, la vestaglia di pizzo rosso che le scivolava dalle spalle magre. Afferrò una delle sue ciabatte rosse dal pavimento e, con le unghie smaltate strette intorno al tacco, cominciò a rincorrerlo per casa completamente nuda, i seni piccoli che sobbalzavano a ogni passo.

(Roberta) Maledetto! Come hai potuto?! Vieni qui, stronzo!

Carlo rideva mentre scappava nudo per il corridoio, cercando di schivare i colpi.

(Roberta) Prendi questa! E questa! Ti avevo detto di non venire dentro! Adesso cosa faccio?! Sono rovinata!

Lo colpiva con la ciabatta sulla schiena, sulle spalle, sul sedere, mentre lui continuava a ridere e a chiedere scusa tra una risata e l’altra, correndo da una stanza all’altra della casa.

Alla fine Carlo si rifugiò in bagno, chiudendo la porta, mentre Roberta, ancora furiosa e col fiatone, batteva con la ciabatta contro il legno.

(Roberta) Esci fuori, vigliacco! Ti ammazzo con questa ciabatta! Hai rovinato tutto con la tua cazzo di sborra!

La paranoia di Roberta era esplosa in tutta la sua nevrotica intensità, ma sotto sotto, nel profondo, quel misto di paura e piacere la faceva sentire ancora più viva.

Ps. NO non rimase incinta e le volte successive si fece sborrare solo in bocca.

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